2021 05 10 – né MARTIRI né BEATI
“La giustizia
è uguale per tutti”.
Un assioma dello Stato,
da anni trasformato
in una roulette russa.
Procuratori che indagano per decenni
e sembra si compiacciano,
quasi a frugolare
nel liquame brunito della società,
per un futuro, possibile, tornaconto.
Giudici che condannano,
per poi essere smentiti in Appello
da altri Giudici,
che sono, poi, nuovamente smentiti
in Cassazione che poi,
a loro volta,
sono ulteriormente smentiti
da altri giudici della Suprema Corte.
Nel tempo fuggito di una giustizia sospesa,
sotto le stelle sono scivolate due generazioni.
Al fin i Magistrati,
consci di aver palesemente sbagliato,
nemmeno si decorano,
porgendo sentite scuse agli accusati,
alle vite distrutte e a quelle, consumate,
dei familiari degli indagati.
Solo silenzi eloquenti, nemmeno imbarazzati.
Poco importa.
Non erano vostri i morti,
genitori, consorti, figli, nipoti.
Vi sentite eletti, privilegiati
e, come tali, Vi onorate.
Spesso agite, invece,
come dei piccoli,
ma, molto piccoli, dittatori.
Magari di uno Stato libero di Bananas.
Come loro esercitate,
temporaneamente,
un bieco potere
su chi non può difendersi.
Nessuno chiede,
né Vi ha mai chiesto
di diventare martiri
né, tantomeno,
beati.
Chiediamo solo che lavoriate.
Un lavoro condotto con onestà intellettuale,
coscienza, competenza,
perizia, diligenza
e la prudenza del buon padre di famiglia.
La pavida classe politica, di voi tremebonda,
nemmeno osa
tentare di modificare
il sistema contorto,
che avete cristallizzato.
Abbiate il pudore,
non più velato,
di farlo voi,
per ripagarci, in parte,
in minima misura,
delle discrezionali sofferenze,
che, ingiustamente,
avete arrecato
a molti,
a troppi di noi.