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2022 02 03 – Arbitrarie o imprevedibili

Dopo sette anni,
seppur stremato dal prima
e tremebondo per il poi,
il primo italiano,
il Presidente della Repubblica,
ha parlato ai 1009 rappresentanti del popolo.

I cittadini “devono poter nutrire convintamente
fiducia  e non diffidenza
verso la giustizia e l’ordine giudiziario“.
Gli italiani “non devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili
che, in contrasto con la doverosa certezza del diritto,
incidono sulla vita delle persone“.

I 1009 presenti,
i pavidi e inconcludenti rappresentanti del popolo,
con un lungo applauso, corale e sentito, han condiviso questo atto di accusa.
Un “Je accuse” studiato, soppesato, valutato,
e reso pubblico per aumentarne la forza,
per accentuarne il gravame storico, politico, sociale.

La diffidenza è associata al dubbio di essere ingannato.
Il timore comporta uno stato d’animo, ansioso e sospettoso,
per la paura di subire un evento dannoso.
Non è né un imputato né un condannato né un ergastolano
a gridarlo nel chiuso disperato di una cella sovraffollata,
ma è il Presidente del CSM, con voce pacata e tono misurato.

Il Presidente di tutti voi, Magistrati,
che ha sentenziato come gli italiani,
suo tramite, giudicano il vostro agire.
Un operato arbitrario o imprevedibile.
Se questo è l’obbiettivo di tanti anni di studio,
altre vie erano più agevoli e ancor meglio remunerate.

Le associazioni mafiose lo insegnano.
Anche se, appartenere alla loro organizzazione
comporta il conformarsi a un codice d’onore.
Distorto, illegale
ma sempre un codice d’onore rimane
ed al qual nessun accolito d’obliar si osa.

Un tocco, una toga rossa o l’ammantarvi di ermellino non nascondono né cancellano
le gravissime colpe
che, se non a tutti, certamente a troppi di voi si addebitano.
Del tutto immemori di un giuramento lontano, enunciato in un tempo remoto
<< di osservare le leggi dello Stato e di adempiere con coscienza i doveri inerenti al mio ufficio >>
senza autorizzazione alcuna a licenziar sentenze arbitrarie o imprevedibili.

Rispetto e onorabilità
sia il meritevole fine
per quelli fra voi, spergiuri, troppo spesso obliati,
e per i tanti omertosi
che, per principio, si affannano a celarli
sotto il premiale manto di altro incarico.