2021 08 19 – Una madre afgana
Come tutti sei corsa in aeroporto
e, con te, solo tuo figlio.
Dall’aereo, ormai in alto nel cielo,
come Icaro, hai visto cadere Zaki,
seguito da un altro fratello.
Hai deciso, allora,
di donare ancora, una seconda volta,
la vita alla creatura
che, fino a quel momento,
avevi sempre stretto al petto.
L’hai sollevata al di là del muro
e affidata alle mani di un uomo armato,
che mai avevi visto
e sapevi che mai avresti rivisto.
Ora sei sola.
Sei rimasta veramente sola.
E, dopo venti anni,
come d’incanto, la sharia
ti ha trasformato
in orifizi vari,
distribuiti all’interno di cinquanta chili di carne.
Senza cervello,
senza anima,
senza cuore,
senza dignità,
senza diritti,
senza.
Una perla da dare ai porci.
Ora sei sola.
Sei rimasta tragicamente sola.
Un telo, appoggiato a terra, è il tuo letto.
Il velo che ti celava il viso,
a proteggerti, come tenda, durante la notte.
Un soffitto, che ti separa dagli occhi delle stelle
che, come l’umanità, si stagliano in un cielo, sì lontano.
Tremolanti, ma solo a guardare.
Quando ti sarai stancata di subire,
di soffrire, di essere umiliata e di esistere
prima manda nello Janna il tagliagole, che lì giace,
perché sia accolto dalle 72 vergini frementi,
che lo stanno attendendo.
Così non abuserà mai più di nessun’altra donna.
Dopo quanto sei stata costretta a subire,
Allah perdonerà tutto. E’ grande, è buono.