2026 09 18 STRAPPARE IL VELO DEL SILENZIO
Mahsa, da quattro anni,
simbolo è del martirio
di troppe anime costrette
pronte al sacrificio degli involucri
per l’urgenza, disperata, pressante
di finalmente esser liberi di respirare.
Libertà di cui solo fortunati popoli
fruiscono, senza nemmeno comprendere
di assai più della vita propria
doverla amare.
Per la rivolta sedare
dei barbuti il potere
appositi fondi stanziare ha dovuto
diramando ai barbari
precisi ordini
di “rispondere senza pietà,
fino a provocare la morte”
di quelli, tutti, che cantano
“Donna, vita, libertà”.
Ragazze e Ragazzi.
Donne e Uomini.
Nonne e Nonni.
Persone, a migliaia,
imprigionate,
ferite,
accecate,
torturate,
violentate
uccise.
Il piacere sadico dei barbari,
dall’impunità esaltato
dal potere dei barbuti assicurata.
Persone disarmate
che cantano al cielo
quel dissenso
che la sinistra italiana,
in patria, osanna e manifesta
da garantire con i mezzi tutti
ma che della lotta iraniana a nude mani
spudoratamente tace,
senza nemmeno paventare
della vergogna il velo.